Dopo quasi sessant’anni una nuova edizione dell’Atta Troll heiniano.

09/ott/2020 09:21:18 Edizioni Leucotea Contatta l'autore

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L’opera, curata dal Professore Fabrizio Cambi, si inserisce nella pubblicazione dell’opera omnia dello scrittore tedesco

 

Nel poema satirico Atta Troll. Ein Sommernachtstraum (1847) Heinrich Heine si affida alla poesia per rispondere provocatoriamente agli pseudopoeti e pseudorivoluzionari del movimento Junges Deutschland che soccomberà nei moti del 1848. Nel paesaggio scabro, roccioso e romanticamente incantato dei Pirenei, in cui si proiettano tensioni ideologiche e religiose, fermenti politici e tendenze letterarie in Germania e in Francia dalla Restaurazione agli anni Quaranta, l’orso Atta Troll è la grancassa farneticante dei vizi individuali borghesi e dei disvalori del moralismo, nazionalismo, conformismo e antisemitismo. La dimensione satirica del poema, corrosiva e fantasiosa, più che conciliarsi con la sostanza lirica, ne viene assorbita. La poesia non ripiega su se stessa ma rappresentando la realtà con i suoi strumenti esprime la coscienza civile e infelice del poeta che si apre al mondo in una comunicazione rivolta al futuro.

 

Heinrich Heine, Atta Troll. Sogno d’una notte d’estate

 

«Ah, è forse l’ultimo libero / silvestre canto romantico! / Nell’infocato frastuono / d’oggi misero si spegnerà». Nell’epilogo del poemetto satirico Atta Troll. Sogno d’una notte d’estate (1847) Heinrich Heine, rivendicando in apparenza un’intatta eredità romantica, ne dissacra e smantella in realtà la costruzione con una corrosiva carica parodistica. L’impiego di moduli romantici, il ricorso alla fiaba simbolico-allegorica dell’orso parlante, la tessitura di una rete onirica sono la cornice entro la quale il poeta esercita la sua incisiva azione politica. La novità e il principio di modernità si situano nell’uso ormai strumentale di superati canoni poetologici, declinati tramite le mediazioni del linguaggio letterario e il filtraggio stilistico con cui in Atta Troll si rappresenta un fantasioso viaggio simbolico, emblematico della convivenza dell’artista con la sua coscienza civile.

 

 

 

 

Fabrizio Cambi, germanista e traduttore, ha insegnato letteratura tedesca nelle Università di Pisa, Firenze e Trento. Su Heinrich Heine ha pubblicato numerosi studi e ha curato l’edizione Idee. Il libro Le Grand. Memorie (Giunti, 1996).

 

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